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Stavo andando al Teatro degli Zingari per la
prima dello spettacolo Camalli,
storie vissute e narrate dalle genti del
Porto. Berretto, sciarpa, guanti: tutto
inutile, faceva un freddo cane. Davanti alla
Stazione Marittima ho pensato "ma come si
fa a stare tutta la notte in banchina con ‘sto
gelo?". Due ore dopo non mi pareva più
una cosa impossibile. Avevo capito, almeno in
parte, cosa vuol dire essere un camallo.
Lo spettacolo della compagnia Oltrelascena verrà replicato al Teatro di
via Mura degli Zingari 12r fino al 30
gennaio 2005, sempre alle 21.
La piccola sala è allestita come un magazzino
delle merci. Sacchi di caffè, grosse casse di
legno, cime aggrovigliate. Due banchine si
allungano dal palco verso la platea. Fra il
pubblico arrivano tanti amici, parenti e
colleghi di Amanzio Pezzolo, il
narratore. C'è anche un Don Gallo solidale,
che ospita la rappresentazione e si presenta
con un colbacco nero: «me l'han portato da
San Pietroburgo», dice con orgoglio. Sul
palco insieme a lui ci sono Aldo Vinci,
regista-attore di Camalli, e il
polistrumentista e compositore delle musiche
che esegue rigorosamente dal vivo Mauro
Sabbione già nei Matia Bazar di
Vacanze
Romane e nei Litfiba di El Diablo,
impegnato da molti anni nel teatro
d'avanguardia
e partner di attori come Leo Bassi, Johnny Melville.
Lo spettacolo
Il piccolo Aldo è figlio di un
metalmeccanico-sindacalista, uno dei primi
arrestati per motivi politici in città. La
madre si arrangia «come nelle favole - dice
lui - cucendo di notte». A sollevarla ci
pensa una busta bianca, che trova ogni tanto
nella cassetta della posta. È la colletta dei
portuali che sostengono il "compagno
Vinci".
Aldo conosce così i portuali: sono una
categoria di privilegiati, sembrano ricchi
senza esserlo, sono generosi, uniti e hanno
molto tempo libero. «Perché gli altri
lavoratori non diventano come i camalli?», si
chiede.
A questa domanda cerca di rispondere il
racconto di Pezzolo. Parte da lontano, dagli
scogli ai quali attraccavano le prime feluche,
dai fenici, dalla Peste Nera del 1348 (dopo la
quale si forma una compagnia professionale di
portuali, i Caravana), fino alla resistenza
agli stranieri - austriaci, francesi e Savoia.
È la storia di Genova vista da quel «grembo
materno» che è il Porto.
I due protagonisti si alternano, a volte si
incrociano, soprattutto quando Aldo interpreta
personaggi che hanno avuto un ruolo nella
vicenda portuale (politici, industriali e
armatori) e Amanzio - che interpreta se stesso
- gli risponde per le rime. Anche Cristina
Cavalli (aiuto regia) ha un ruolo: fa la
spettatrice attiva, stabilendo una certa
empatia col pubblico.
Alcuni video vengono proiettati sul soffitto
della sala. Le musiche di Sabbione,
prevalentemente elettroniche, aggiungono ritmo
alle parole.
«Cambiano i dettagli, ma la sostanza rimane -
dice Pezzolo - c'è sempre qualcuno che ci
vuole buttare fuori dal Porto». La storia
della Compagnia Unica diventa perciò una
specie di lotta per la sopravvivenza,
culminata negli anni '80 con il suo
commissariamento. «Ma siamo ancora lì»,
dice l'ex-vice console della Compagnia con
orgoglio. Come sia stato possibile si capisce,
forse, dall'ultima frase dello spettacolo: «quando
si diventa camalli, lo si resta per tutta la
vita».
Per entrare a lavorare in Porto - un tempo,
oggi forse molte cose sono cambiate - si stava
mesi al cancello, aspettando di sentire il
proprio nome alla "chiamata". Poi si
diventava occasionali, avventizi. Solo dopo
anni si acquistava il titolo di soci e si
riceveva il "lattone", l'agognata
tessera della Compagnia Unica. «Era una
laurea ad honorem, una carta di credito,
un'assicurazione - dice Pezzolo - dal quel
momento sapevo che nessuno avrebbe potuto
mandarmi via».
Tanta passione in uno spettacolo fatto con
pochi mezzi (ne meriterebbe di più), alla
fine del quale molti misteri sui portuali
svaniscono. Vengono allo scoperto la fatica,
l'orgoglio, l'unità di gruppo. Quella del
camallo si rivela alla fine un'esperienza
difficile da imitare, una storia unica per il
suo passato e per il contesto. Un mestiere
legato come nessun altro alla natura della
città, al suo cuore pulsante: il Porto.
Nella foto: un momento dello spettacolo,
Amanzio Pezzolo sulla sinistra, Aldo Vinci
sulla destra, Mauro Sabbione sul fondo.
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