Diario del
16 aprile 2004

 

 
Il Nostro Inviato nel Turismo Politico
Gita in pullman tra gli abusi
 

Leo Bassi, un attore-saltimbanco italiano che vive a Madrid, si è inventato le gite-denuncia tra le assurdità e gli orrori urbani: dopo una prima uscita con un bus, ha dovuto noleggiarne sei

di Valentino Necco

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

Periferie degradate abbandonate a se stesse, periferie di lusso controllate a vista da guardie armate. Abusi edilizi. Scempi architettonici, scandali urbanistici, attentati all’ambiente. Il «Bassibus» parte per il suo giro turistico di Madrid ogni domenica mattina da Plaza de España e offre una visita davvero inusuale al peggio che la capitale può offrire. Eppure gli spettatori-passeggeri sono entusiasti, e quando sbarcano dal pullman, qualche ora dopo, hanno gli sguardi sconcertati e soddisfatti di chi ha vissuto un’esperienza difficile da dimenticare.
Il merito di tanto entusiasmo è di uno stupefacente personaggio che risponde al nome di Leo Bassi. Prendete un quarto di Beppe Grillo, un quarto di Michael Moore, una metà di purissima e sopraffina arte clownesca, un pizzico abbondante di commedia dell’arte, agitate bene e forse otterrete qualcosa di simile a Leo Bassi. Questo humorista y filósofo apolide e poliglotta, nato a New York nel 1952 da una famiglia circense italo-francese (un suo antenato garibaldino fondò uno dei primi circhi moderni della Toscana) che da otto anni vive in Spagna, ha avuto la tanto geniale quanto semplice idea di trasformare il classico giro turistico della città in uno spettacolo politico.

I giri turistici di Bassi hanno in apparenza una lontana somiglianza con il giornalismo d’inchiesta, ma in realtà la filosofia che li ispira parte proprio dal rifiuto dell’informazione di stampo televisivo. «Sentiamo parlare in ogni momento di società dell’informazione, ma la gente è meno informata adesso che quaranta anni fa. Il mare di notizie manipolate o spettacolarizzate non è informazione, anzi è un ostacolo tra la gente e la verità. Io riporto l’informazione alla gente, anzi porto la gente all’informazione. Non solo a toccare con mano gli scandali, ma anche, semplicemente, a vedere dove e come vivono i nostri politici: un’operazione da etnologi». E un rito collettivo, viene da aggiungere. Gli spettatori si trasformano ben presto in attori di una rappresentazione pubblica sapientemente orchestrata dalla regia di Leo Bassi.

A nord di Madrid, nella cosiddetta Valle dei Caduti, resiste ancora il mausoleo di Franco, orrore architettonico ancor prima che politico, con la sua immensa croce di cemento (150 metri d’altezza) visibile a chilometri di distanza. Una delle mete del primo tour del Bassibus è stata proprio la tomba del dittatore, costruita grazie al lavoro forzato degli oppositori del regime e ancor oggi il monumento più visitato di Spagna. Bassi vi ha deposto simbolicamente una foto che ritrae Franco mentre decora Saddam Hussein con un’importante onorificenza, suggerendo di ribattezzare il luogo «Valle dei Dittatori» o di farne un parco a tema e di chiamarlo «Francolandia». Qualche domenica dopo ad accompagnare l’attore italiano ci sono più di 300 persone, tra cui decine di giornalisti, ansiose di vedere cosa si inventerà. 

Ma in questa occasione il servizio di sicurezza del mausoleo impedisce l’ingresso a tutta la comitiva che pure aveva pagato regolarmente l’ingresso. Tensione, discussioni, insulti. Niente da fare: tutti espulsi, compresi alcuni veri nostalgici arrivati per conto loro. Il giorno dopo tutti i giornali pubblicheranno le foto di Bassi e compagni davanti alle porte chiuse della basilica. Con un piccolo particolare: tutti i membri della provocatoria comitiva si sono fatti fotografare mostrando cartelloni con i nomi dei deputati del Partido Popular (Pp) che, qualche mese prima, si erano rifiutati di rendere un omaggio ufficiale alle vittime del franchismo. Due a zero per Bassi.

La polizia lo segue. Ormai non c’è volta che un giro termini senza che qualcuno abbia chiamato le forze dell’ordine. «La dimostrazione che in Spagna non tutti accettano di vivere in una società in cui l’informazione circola liberamente», scrive Bassi nel suo sito www.leobassi.com, utilizzato anche per raccogliere segnalazioni di abusi e scandali ancora sconosciuti. La vocazione interattiva, e la necessità di utilizzare l’effetto sorpresa (la polizia ha già fatto di lui un osservato speciale), fa sì che ogni volta l’itinerario sia diverso da quello precedente, ignoto fino all’ultimo momento. Così, ad un certo punto, i televisori del Bassibus cominciano a trasmettere immagini e musica di un film western. Presto ci si rende conto che il paesaggio fuori dai finestrini è sorprendentemente simile a quello del film: siamo a una decina di chilometri fuori dalla città, nel bel mezzo del nulla. Vestito da sceriffo, il comandante-buffone fa sbarcare le sue truppe e spiega che quella che vedono è una stazione del treno ad alta velocità: vi scendono quattro persone al giorno, proprio come nella stazione di un villaggio fantasma da Far West. Appende un cartello: «Passeggeri cercansi». 

Gli agenti di sicurezza cominciano a innervosirsi e a spintonarlo, ma Bassi non si dà per vinto e spiega che i terreni su cui è stata edificata la stazione sono di proprietà della famiglia di Esperanza Aguirre, presidente della Comunidad de Madrid, l’equivalente della nostra Regione. Vi sorgeranno un centro commerciale e abitazioni per più di 30 mila persone.
Il prezzo di una gita costa sul Bassibus solo 6 euro: «Mi sono limitato a dividere il costo del noleggio dell’autobus per il numero di posti». In cambio si ha la certezza di passare una giornata al contempo esilarante e istruttiva. Di passare, per esempio, dall’esclusivo ristorante Jockey, meta di governanti, industriali e banchieri e subito dopo da un villaggio di zingari e di stupirli declamando, vassoio alla mano, i prezzi delle pietanze: pane, 7,5 euro; medaglioni di cernia, 62,5 euro, filetto 67 euro. La tappa si conclude con un numero di equilibrismo per il divertimento dei bambini delle baracche.
«Sono sempre stato un attore e non un politico», confida, «ma la rabbia per la guerra in Iraq e per tutta l’impalcatura di menzogne costruita attorno mi ha fatto reagire. 

In quel momento ho capito che posso far politica e controinformazione con le armi della mia arte».
Il successo del turismo politico è andato al di là di ogni aspettativa: per la prima uscita è stato sufficiente un pullman, qualche settimana dopo non ne bastavano sei. Doveva essere un’esperienza limitata al periodo della campagna elettorale, ma il consenso è stato tale da esigere delle repliche. Perciò dopo l’estate (che trascorrerà a lavorare in Sud America) Leo Bassi riprenderà a scorrazzare in autobus per la capitale, e forse anche a Barcellona. Poco probabile che abbia tempo anche per l’Italia, patria dei condoni oltre che dei suoi avi. «Negli anni Ottanta ho vissuto nella famosa Milano da bere», ridacchia Bassi, «posso solo immaginare quanto lavoro ci sarebbe per il Bassibus».