Periferie degradate abbandonate a se stesse, periferie di
lusso controllate a vista da guardie armate. Abusi edilizi.
Scempi architettonici, scandali urbanistici, attentati
all’ambiente. Il «Bassibus» parte per il suo giro
turistico di Madrid ogni domenica mattina da Plaza de España
e offre una visita davvero inusuale al peggio che la capitale
può offrire. Eppure gli spettatori-passeggeri sono
entusiasti, e quando sbarcano dal pullman, qualche ora dopo,
hanno gli sguardi sconcertati e soddisfatti di chi ha vissuto
un’esperienza difficile da dimenticare.
Il merito di tanto entusiasmo è di uno stupefacente
personaggio che risponde al nome di Leo Bassi. Prendete un
quarto di Beppe Grillo, un quarto di Michael Moore,
una metà di purissima e sopraffina arte clownesca, un pizzico
abbondante di commedia dell’arte, agitate bene e forse
otterrete qualcosa di simile a Leo Bassi. Questo humorista
y filósofo apolide e poliglotta, nato a New York nel
1952 da una famiglia circense italo-francese (un suo antenato
garibaldino fondò uno dei primi circhi moderni della Toscana)
che da otto anni vive in Spagna, ha avuto la tanto geniale
quanto semplice idea di trasformare il classico giro turistico
della città in uno spettacolo politico.
I
giri turistici di Bassi hanno in apparenza una lontana
somiglianza con il giornalismo d’inchiesta, ma in realtà la
filosofia che li ispira parte proprio dal rifiuto
dell’informazione di stampo televisivo. «Sentiamo
parlare in ogni momento di società dell’informazione, ma la
gente è meno informata adesso che quaranta anni fa. Il mare
di notizie manipolate o spettacolarizzate non è informazione,
anzi è un ostacolo tra la gente e la verità. Io riporto
l’informazione alla gente, anzi porto la gente
all’informazione. Non solo a toccare con mano gli
scandali, ma anche, semplicemente, a vedere dove e come vivono
i nostri politici: un’operazione da etnologi». E un rito
collettivo, viene da aggiungere. Gli spettatori si trasformano
ben presto in attori di una rappresentazione pubblica
sapientemente orchestrata dalla regia di Leo Bassi.
A
nord di Madrid, nella cosiddetta Valle dei Caduti,
resiste ancora il mausoleo di Franco, orrore architettonico
ancor prima che politico, con la sua immensa croce di cemento
(150 metri d’altezza) visibile a chilometri di distanza. Una
delle mete del primo tour del Bassibus è stata proprio
la tomba del dittatore, costruita grazie al lavoro forzato
degli oppositori del regime e ancor oggi il monumento più
visitato di Spagna. Bassi vi ha deposto simbolicamente una
foto che ritrae Franco mentre decora Saddam Hussein con
un’importante onorificenza, suggerendo di ribattezzare il
luogo «Valle dei Dittatori» o di farne un parco a
tema e di chiamarlo «Francolandia». Qualche domenica
dopo ad accompagnare l’attore italiano ci sono più di 300
persone, tra cui decine di giornalisti, ansiose di vedere cosa
si inventerà.
Ma
in questa occasione il servizio di sicurezza del
mausoleo impedisce l’ingresso a tutta la comitiva che pure
aveva pagato regolarmente l’ingresso. Tensione, discussioni,
insulti. Niente da fare: tutti espulsi, compresi alcuni veri
nostalgici arrivati per conto loro. Il giorno dopo tutti i
giornali pubblicheranno le foto di Bassi e compagni davanti
alle porte chiuse della basilica. Con un piccolo particolare:
tutti i membri della provocatoria comitiva si sono fatti
fotografare mostrando cartelloni con i nomi dei deputati del Partido
Popular (Pp) che, qualche mese prima, si erano rifiutati
di rendere un omaggio ufficiale alle vittime del franchismo. Due
a zero per Bassi.
La polizia lo segue. Ormai non c’è volta che un giro
termini senza che qualcuno abbia chiamato le forze
dell’ordine. «La dimostrazione che in Spagna non tutti
accettano di vivere in una società in cui l’informazione
circola liberamente», scrive Bassi nel suo sito
www.leobassi.com, utilizzato anche per raccogliere
segnalazioni di abusi e scandali ancora sconosciuti. La
vocazione interattiva, e la necessità di utilizzare
l’effetto sorpresa (la polizia ha già fatto di lui un
osservato speciale), fa sì che ogni volta l’itinerario sia
diverso da quello precedente, ignoto fino all’ultimo
momento. Così, ad un certo punto, i televisori del Bassibus
cominciano a trasmettere immagini e musica di un film western.
Presto ci si rende conto che il paesaggio fuori dai finestrini
è sorprendentemente simile a quello del film: siamo a una
decina di chilometri fuori dalla città, nel bel mezzo del
nulla. Vestito da sceriffo, il comandante-buffone fa sbarcare
le sue truppe e spiega che quella che vedono è una stazione
del treno ad alta velocità: vi scendono quattro persone al
giorno, proprio come nella stazione di un villaggio fantasma
da Far West. Appende un cartello: «Passeggeri cercansi».
Gli
agenti di sicurezza cominciano a innervosirsi e a spintonarlo,
ma Bassi non si dà per vinto e spiega che i terreni su cui è
stata edificata la stazione sono di proprietà della famiglia
di Esperanza Aguirre, presidente della Comunidad de Madrid,
l’equivalente della nostra Regione. Vi sorgeranno un centro
commerciale e abitazioni per più di 30 mila persone.
Il prezzo di una gita costa sul Bassibus solo 6 euro: «Mi
sono limitato a dividere il costo del noleggio dell’autobus
per il numero di posti». In cambio si ha la certezza di
passare una giornata al contempo esilarante e istruttiva. Di
passare, per esempio, dall’esclusivo ristorante Jockey, meta
di governanti, industriali e banchieri e subito dopo da un
villaggio di zingari e di stupirli declamando, vassoio alla
mano, i prezzi delle pietanze: pane, 7,5 euro; medaglioni di
cernia, 62,5 euro, filetto 67 euro. La tappa si conclude con
un numero di equilibrismo per il divertimento dei bambini
delle baracche.
«Sono sempre stato un attore e non un politico», confida, «ma
la rabbia per la guerra in Iraq e per tutta l’impalcatura di
menzogne costruita attorno mi ha fatto reagire.
In
quel momento ho capito che posso far politica e
controinformazione con le armi della mia arte».
Il successo del turismo politico è andato al di là di ogni
aspettativa: per la prima uscita è stato sufficiente un
pullman, qualche settimana dopo non ne bastavano sei. Doveva
essere un’esperienza limitata al periodo della campagna
elettorale, ma il consenso è stato tale da esigere delle
repliche. Perciò dopo l’estate (che trascorrerà a lavorare
in Sud America) Leo Bassi riprenderà a scorrazzare in autobus
per la capitale, e forse anche a Barcellona. Poco probabile
che abbia tempo anche per l’Italia, patria dei condoni oltre
che dei suoi avi. «Negli anni Ottanta ho vissuto nella famosa
Milano da bere», ridacchia Bassi, «posso solo
immaginare quanto lavoro ci sarebbe per il Bassibus».