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Insidia
(EMI - 2001)
Album, Rock
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Siamo
nel 2001 e sono già passati due anni dallo
split dell'istrionico frontman Piero Pelù,
così la band del redivivo Ghigo Renzulli dopo
alcuni cambi di line-up assesta al meglio il
combo e si chiude in sala di registrazione per
dar vita al seguito di quel che fu solo uno
scialbo Elettromacumba.
L'intento è sicuramente quello di ritornare
agli antichi fasti e il risultato, almeno in
parte, sembra accontentare chi rivoleva i
vecchi Litfiba.
Il problema di questo disco è forse proprio
l'eccessivo altalenarsi di buoni pezzi ad
altri decisamente sottotono, e sebbene il
concept mistico e occulto che i cinque
affrontano nel disco stimoli curiosità, il
voto non riesce proprio ad andare oltre la sufficienza
stiracchiata, e questo è un peccato perché
che lo si voglia o no, questo Insidia
con o senza Pelù possiede degli
ottimi spunti.
Questa band per l'Italia del rock e della new
wave ha significato moltissimo, e già per
questo meriterebbe un degno plauso, e così
per omaggiare questa leggenda italica si
ritiene opportuno soffermarsi su ognuna delle
tracce che compone questo Insidia
per poter descrivere al meglio il lavoro che
questi nuovi Litfiba hanno
sicuramente sudato.
Mr. Heide:
Insidia inizia così, con
questo potenziale singolo di cui è stato
girato anche un videoclip.
In questa canzone è evidentissima la voglia
da parte di Renzulli di voler ancora
"strafare" con un sano rock diretto
e pomposo. Si mischia l'elettronica alle belle
riffate del chitarrista e la melodia vocale
adottata da Gianluigi entra bene nella testa;
il testo poi non è niente male e come inizio
siamo decisamente su lidi più che discreti.
Insidia:
Si continua sulla stessa strada della
precedente, ed ancora una volta a colpire è
l'efficacissimo refrain studiato apposta per
le grandi platee. Il rock classico di casa Litfiba
si unisce alle bellissime tastiere e sembra
davvero che la band stia vivendo una seconda
giovinezza.
La Stanza dell'Oro:
ll singolo apripista di Insidia è
proprio la traccia numero tre del disco, La
stanza dell'Oro che per molto tempo rimase in
classifica e in heavy rotation sulle stazioni
radio.
E' sicuramente l'episodio meglio riuscito
dell'intero album, e a mio parere la miglior
song dei Litfiba dal 1997 ad oggi.
Le tastiere dell'in gamba Mauro
Sabbione sanno affascinare regalando alla
canzone un'aria fortemente dark come solo un
tempo si poteva ascoltare, ed anche la sezione
ritmica non è da meno. Ottima prova quella
del Renzulli che in questo singolo ci regala
anche un ipnotico tapping ad ispessire il
darkeggiante mood. Buona la melodia vocale che
in alcuni frangenti ricorda il buon Piero.
Nell'attimo:
Simile alla precedente per il lavoro
di tastiera e di basso ci troviamo di fronte
ad un'altra buona canzone, col solito
azzeccatissimo ritornello e la voce di
Gianluigi in primo piano.
Quel che più si nota in questi nuovi
Litfiba è certamente la freddezza
"cybernetica" che in passato proprio
la band non aveva. L'entrata in formazione del
nuovo singer ha sicuramente marcato questo
aspetto, e se un tempo l'immaginario della
band era quello di terremoti, vulcani e fuoco,
deserto e medio oriente, adesso è la
sideralità a caratterizzare i fiorentini. A
volte sembra di ascoltare un'altra band ma è
forse questo il punto di svolta dell'album che
distaccandosi un poco dai vecchi clickè ha
dato modo di sperimentare nuove soluzioni ed
amalgamarle con le vecchie creando un nuovo
sound che se forse alla lunga stona ha dalla
sua la voglia di rimettersi in gioco, come un
tempo...
Invisibile:
Con Invisibile arriva il
primo cedimento; la canzone è più morbida e
per la prima volta nel disco ci troviamo di
fronte ad un ritornello "piatto e
insipido". I più maligni potranno dire
che la canzone non avrebbe affatto sfigurato
nella tracklist degli ultimi due album della
band, ma va anche detto che per lo meno
Invisibile vanta un buon assolo.
Il Branco:
Il momentaccio del disco sembra non
finire e la band in questa canzone a mio modo
di vedere tenta troppo di imitare il periodo Terremoto,
naturalmente non riuscendoci. Gianluigi
nel refrain imita spudoratamente la vecchia
ugola di Piero ed anche gli assoli sembrano
gli scarti di El Diablo.
Decisamente Off.
Ruggine:
Ruggine ha delle buone
tastiere indubbiamente, ma nel complesso la
canzone non si fa piacere e non riesce "a
mordere". Va ad aggiungersi un testo
anonimo ed una interpretazione indifferente.
Sezione ritmica che svolge il suo compitino ed
una chitarra intorpidita. Siamo al terzo
consecutivo fiasco di Insidia.
Senza Rete:
Questa è una delle canzoni che
possiamo trovare come sottofondo all'entrata
del sito ufficiale della band. La canzone è
morbida, e come del resto su Invisibile
e Ruggine sembra che ci siano ancora
influenze del recentissimo passato. La
chitarra qui a volte sembra addirittura funky
e la melodia è una miscela di rock e pop.
Questo è sicuramente l'antro più buio del
disco.
Luce che Trema:
Dopo quattro buone canzoni e dopo
quattro irrimediabili flop, l'attesa di
scoprire come suonasse questa nona traccia era
davvero alta, soprattutto perché ne avrebbe
pesato moltissimo nel giudizio finale.
Fortunatamente però il rock puro di
Litfibiana memoria torna a farsi sentire e
cosi ecco che il buon caro Ghigo ci spara
senza fronzoli ottimi soli e riff in wahwah.
Bellissimo il ritornello che raggiunge in
questo Insidia il picco più alto di
aggressività; e sono questi i Litfiba
che vogliamo!
Ascoltarla è un po' un tuffo nel passato,
anche se purtroppo il seppur bravo Gianluigi
è costretto al confronto col passato e col
predecessore che puntualmente lo polverizza.
Oceano:
L'ultima traccia, la definitiva, quella che ci
lascia in mano il silenzio.
Oceano è la ritualica ballad di ogni
disco dei Litfiba e sebbene suoni
molto bene, purtroppo non regge il confronto
con le storiche vecchie della band, ma è
comunque da apprezzare, come del resto
l'intero disco, che ci offre quantomeno uno
sforzo, come più volte ribadito in questa
recensione, di riuscire a tornare sulla cresta
dell'onda.
Il melodico assolo è sicuramente degno di
nota mentre le battute vocali iniziali
ricordano un po' troppo il ritornello de Il
Volo, terza traccia di El Diablo.
Oceano sfuma con un "gitanesco"
motivo di percussione, che nuovamente ricorda
quello de Il Volo e più
genericamente del periodo '90-'95 quando la
band si avvalse del percussionista Candelo Cabezas. Proprio
per questo motivo la canzone nel suo sfumando
rimanda vagamente anche ad una lontanissima Planet Caravan suonata
trent'anni fa dai maestri Black Sabbath.
In finale però la canzone sa
coinvolgere, e tutto il resto scivola presto
via.
A questo punto il disco si chiude ma troviamo
dopo qualche secondo una traccia nascosta
senza alcun titolo né testo; si tratta di una
canzone strumentale che mischia riff rock ad
elettronica pura ai limiti del tekno, pochi
minuti per una canzone che poco centra col
disco e pochissimo, se non nulla, con la
storia della band, ma che nel suo ritmo
frenetico fa pensare ad una corsa sfrenata,
pazza e adrenalinica, ad una corsa contro il
tempo... e contro un'Insidia.
L'album qui si chiude definitivamente e ci
lascia un bell'amaro in bocca; un piccolo
sforzo in più e sarebbe stato un bel disco
davvero.
Ma non c'è da disperare. Dopo alcuni brutti
lavori questo Insidia è l'arcobaleno
dopo la tempesta e lascia trasparire un roseo
futuro, o per lo meno la speranza.
Un sei in pagella che equivale ad un calcio
d'angolo, ma per il momento va bene così.
LINE UP:
- Ghigo Renzulli - chitarra ritmica e solista
- Gianluigi Cavallo - voce
- Gianluca Venier - basso
- Gianmarco Colzi - batteria
- Mauro
Sabbione - tastiere
TRACKLIST:
1. Mr. Heide (04.45)
2. Insidia (03.12)
3. La Stanza dell'Oro (03.52)
4. Nell'attimo (04.05)
5. Invisibile (04.29)
6. Il Branco (03.36)
7. Ruggine (03.23)
8. Senza Rete (03.22)
9. Luce che Trema (02.48)
10. Oceano (05.25)
11. *traccia nascosta (04.29)
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