ALDO LOMBARDI   nato a la Spezia il 17 giugno del 1942 


 

Contatemi con quelli che piangono sulle strade da Spartaco a Guevara

anche se vedrete le mie ciglia asciutte. Contatemi con quelli che piangono

il dolore di una fratellanza perduta, nel cuore della lotta quotidiana.

Riservato il dolore ed insaziabile della moglie, del figlio, dei suoi cari,

il dolore che percorre senza sosta la cucina e la camera del tempo.

Collettivo il dolore dei compagni  di mille battaglie mai perdute

nello scontro mai vinto di ogni giorno, il dolore della falce che ti ha colto,

del martello che forgia la speranza, della stella che orienta la ragione.

E per sempre oramai tu sei con noi, con il Che che si batte rianimato

sopra il palcoscenico del mondo  e racconta per te, di te ci parla.

E'  laica la morte che colpisce e cieca, al contrario della vita,

non distingue poeti e prepotenti ma consegna al futuro la memoria

di chi lotta ogni giorno per cambiare lo stato presente delle cose.

PAOLO PIETRINI

 

Scritte da Aldo Lombardi

Così governano l'Italia

Per anni hanno regnato e regnano tuttora.
Anche se un regno senza corona, inventando parole e frasi belle
con il perbenismo, illuso un popolo
non hanno avuto vere d'oro,
non hanno mandato gente in guerra.
Però, chi ha conosciuto
e pagato prima con vere
e andando in guerra poi
ridato la libertà al popolo
oggi in piazza combatte ancora.
I regnanti con promesse
dividono la miseria dei poveri
lasciando ancora tutto ai ricchi.
Prima ti dominavano
picchiandoti in piazza;
oggi non picchiano più
perché cosi regnano bene
non per un Popolo ma per sé.

 

L'operaio nel socialismo

Se spegni la luna
le stelle si vedono meglio.
Se lavori per il socialismo
un domani sarà un lavoro sereno.
Non importa se lavorerò di più
non importa essere ancora in cantiere non importa se con foga
salderò ancora un tubo.
Però entrare in cantiere
è importante sapere di contare,
essere eletti nel Consiglio d'Azienda, sapere di dare, non di avere.
Sapere che non c'è differenza
ed essere eletti da tutti.
Sedere nel banco del Parlamento
o sedere sul banco del fabbro. l'importante parlare il solito linguaggio.
Sapere di essere li perché l'hanno voluto i compagni.
Sapere di essere controllato non di essere il controllore è la condizione per militare

 

 

 

Il cartello operaio

A vederlo dall'alto
sembra un serpe colorato
le parole scritte sono il veleno
per i padroni e governi
l'accompagna un coro di rabbia
delle lotte degli anni passati.
Non vi sono più strade
non vi sono più piazze
dove non sono sfilati disciplinati
studenti, pensionati, operai.
Negli anni è cambiato soltanto una cosa le parole scritte nei cartelli
portati dai lavoratori nei cortei.
Non denunciano più padroni o marchesi denunciano, oggi, i governi,
i padroni come Andreotti, Pirelli, Agnelli.
Il cartello stretto nella morsa
leggera
delle mani dell'operaio perché possa prender a volare là dove gli operai
non possono portare i cartelli in Spagna, in Grecia e Cile.
Le parole scritte a prima vista sono mazzate, ma tutte ponderate,
scritte in molti modi
ma con l'unico significato.
La scrittura è un po' infantile
a scriverlo è una mano tremante abituata a battere il martello,
ma con decisione ha inchiodato
sul bastone il cartello.
Ora i cartelli sono sopra tutti
le mani alzate e pugni chiusi.
Non c'è libro o vocabolario
che dice cose così vere
lette e capite da tutti.
Così dicono i cartelli
portati aperti nei cortei
per far conoscere a tutti la biblioteca degli Operai.
 

 

Per i crumiri

Anche lui viene da casa.
Anche lui ha lasciato la moglie e i bimbi.
Anche lui sente i lamenti cosi non può andare avanti.
Pure lui in silenzio ha ascoltato l'assemblea.
La decisione pure lui l'ha presa: domani sciopero non s'entra.
Davanti al cancello
capannelli di compagni
sciopero annuncia un cartello non entra nessuno.
Un gendarme fascia
azzurra a tracolla si fa largo tra urla dei compagni e la folla
Caricano il picchetto.
Lacrimano gli occhi dei compagni urlano non sei diverso da noi.
Lui pensa di ottenere un privilegio pensando che domani cambierà lavoro.
Non più battere il martello o farsi avanti con il cartello
fare lo sciopero coi compagni
pensa di farsi la strada da solo
togliendosi davanti al padrone il cappello.
Inginocchiandosi, abbassando la testa
farsi battere con la mano sulla spalla
pulire la strada dove passa il capo
gettando lacrime, strofinando con la lunga lingua.
Ora è solo, è un beniamino, non parla più con i suoi compagni,
il padrone e il capo gli prestano attenzione
in premio gli concedono lo straordinario,
in mensa attorno a lui il vuoto rimane lui e la forchetta.
Mentre arriva l'ora dello straordinario la sua coscienza trema di paura.
Padroni, capi, proteggete la vostra perla, fornitegli per uscire i poliziotti al farabutto.
Pensa che uscendo sia finito tutto.
Non è cosi.
Tutti sono ancora li a ricordargli quello che lui è.
Gli gettano spiccioli come coriandoli e in coro gli ricordano d'essere un servo, un  traditore, un farabutto.

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