ALDO STELLITA   Nato a Campobello di Mazara del Vallo [TP], 02/08/1947, morto a Milano il 09/07/1998  


 

 

…quando mi chiese, il giorno dell’audizione insieme ad Antonella, se volevo essere un leader nel mio campo, lo guardai con tutta l’attenzione possibile e mi resi conto della forza magnetica che questo esserino, non era molto alto nè robusto a dispetto del nome che portava, emanava. Gli risposi che ero già un leader e mentre Antonella tirava una monetina testacroce alle mie spalle, me lo confessò due anni dopo, Aldo disse per noi sei perfetto.

Questo è il mio primo incontro con Salvatore Aldo Stellita, ormai dimenticato dai restanti compagni di viaggio, a parte le mere notizie biografiche legate al gruppo. Mi preme parlarne, per come l'ho conosciuto, per come ho riso con lui, per come non ho mai avuto modo di litigare con lui, come con gli altri del gruppo.

Era uno calmo, nel vero senso della parola, era il più vecchio, il più saggio, il più straniero. Di lui si innamoravano indifferentemente donne, uomini, giovani e vecchi ma sembrava che tutto ciò non lo riguardasse, anche se alla lunga era il più beccaccione del gruppo. Intellettuale per forza e per scelta e i suoi zigomi alti denunciavano la discendenza teutonica da parte di madre.

Amava la Sicilia e un giorno a Campobello di Mazara alle 4 del mattino mi portò a fare un giro nei luoghi della sua breve infanzia siciliana. A Genova era approdato con la famiglia giovanissimo e gli studi erano classici. Amava tutto ciò che era amabile e si entusiasmava all’improvviso ridendo di gusto e scrollando tutto il corpo. Sapeva di tutto e di tutti e le discussioni con lui erano sempre a doppio senso, insegnamento ed apprendimento. Non era mai triste, nel senso tecnico del nome, ma sapeva stare in silenzio anche in compagnia scrivendo tonnellate di appunti, chissà dove sono finiti, dai quali, in maniera sempre disordinata estraeva i bellissimi testi che a malapena riuscivano ad esprimersi nelle musiche dei matia bazar.

Poeta? Non lo so, nel lavoro fatto insieme adattava sempre il testo, era campione di sinonimi, a volte quando gli proponevo una frase musicale scriveva di getto il testo o l’idea che aveva in mente: si, era un poeta. Sono stato tanto tempo con lui, ero sempre con lui e con Antonella che adorava. La loro storia d’amore credo sia stata la benzina del periodo postmoderno e del grande cambiamento voluto fortissimamente da Aldo e da nessun altro.

Quando ci ritirammo nelle campagne di Calamandrana ad Asti per cominciare a conoscerci e a suonare, trovammo molte cose in comune sui nuovi momenti musicali, ma si parlava oltre che di fantascienza, astronomia, lirica, teatro e filosofia, anche del mondo, della geografia, dei popoli, e soprattutto della storia.

Era assolutamente scoordinato fisicamente a tal punto da cominciare a camminare braccio destro gamba destra, se stava pensando a qualcosa e questo lo faceva anche sul palco! Dove però aveva una straordinaria capacità di calpestare lo spazio scenico. Non era mai impallato, fuori luogo, imbambolato; non era straordinario dal punto di vista tecnico, ho conosciuto bassisti molto più bravi di lui, ma le note che metteva erano quello giuste. Forse che la sua ego, schiacciata da quelle del gruppo, non potesse trovare spazio nella scena, che ricordo calcava già da oltre 15 anni quando l'ho conosciuto, era un dato di fatto, ma la sua presenza, soprattutto quando decise di tagliarsi i capelli quasi a zero, dava credibilità a tutta l’immagine del gruppo.

Era il capo carismatico e naturalmente esecutivo, insomma, al quale ci si rivolgeva per un appunto, una questione o per problematiche tecniche. Ricordò esattamente il giorno, durante l'allestimento del Tango tour, quando disse..."basta con i cavi per il palco, gli amplificatori, gli orpelli, la batteria, dobbiamo pulire tutta l'immagine"... con grande gioia dei tecnici che vorrei ricordare Marco Mazza, Paolo Pezzettoni e Doitch Pezzettoni suo fratello,  con il quale aveva un rapporto speciale, i compianti Gianni Argenti, Angelo Dassori, Marcello Centanari e tanti altri. Era venerato dai tecnici, l'ultima parola, nel suono e nelle luci era la sua, senza mai alzare la voce o arrabbiarsi.

Un giorno tornando dalla Bulgaria, decidemmo di fermarci a Vienna, visto che l'aereo faceva scalo, accettarono la mia presenza entusiasti Aldo e Antonella, visto che Gian e Carlo avevano le fidanzate chiamanti. Ci fermammo 3 giorni all'hotel Beethoven in Papagheno Strasse, Aldo e Anto nel matrimoniale e io nel lettino dei bimbi (lo facevamo per risparmiare, siamo genovesi!!!). Ci divertimmo come matti, visitammo tutta la citta', musei, palazzi, località e ci  ricordammo vicendevolmente la loro storia. In cima al palazzo di Schombrunn ci venivano i brividi, e naturalmente bevemmo fiumi di  vino della Renania e birra cercando di allagare il vuoto di Bauhaus" (I bambini di poi) ... continua.

 

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