Buona morte e buona vita
La riflessione di Vanni De
Lucia in “Not to be”
Musiche di Mauro Sabbione eseguite dal
vivo.
Regia di Carla Cassola.
Quello che un clown non deve fare, per universale e
condivisa legge di mestiere, è parlare di se stesso. Può far ridere
parlando degli altri, dei governanti, della vita e della morte, ma mai di
sé. L’io è escluso perché il clown è megafono, sintetizzatore dei mugugni
del “popolo”, categoria astratta e melliflua che ha bisogno di un capro
espiatorio da far salire sulla scena per trovare il coraggio di
sbeffeggiare i potenti. Vanni De Lucia, che è clown certificato da
trent’anni di carriera, con clownesca abilità e triplo salto mortale
all’indietro, questa volta ha invece parlato di sé. Ha preso la parola per
portare la sua esperienza sulla scena (scegliendo non a caso il convegno Eutanasia? – L’etica e la buona morte, a Zugliano) per
impersonare Yorik da vivo, prendendo in mano lui il teschio di Amleto.
Sabato sera a Zugliano Vanni ha presentato l’anteprima nazionale di Not to be, un quasi monologo (con lui sul palco c’era il
funambolico Mauro Sabbione, ex Matia Bazar dei tempi migliori) centrato
sulla buona morte la buona vita. Facendo rivivere la disarmante
sapienza dei “vecchi”, De Lucia ha focalizzato precisamente la questione
della possibilità o meno dell’eutanasia. Una buona morte (come suggerisce
l’etimo della parola) è possibile solo se è compimento di una buona vita,
cioè la realizzazione della vita di un singolo che ha saputo essere parte
cosciente di una comunità consapevole, civilmente attenta, giuridicamente
evoluta. Il contrario della nostra, insomma. Per una volta la scena si
è dimostrata più riflessiva dei delegati per mestiere alla riflessione.
(Alessandro Montello)
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