RINGO DE PALMA   nato a Torino il 28 dicembre 1963, morto a Firenze il 1 giugno 1990


 

                        Ringo De Palma

 

Il suo vero nome era Luca De Benedictis e questo già la diceva lunga sulle sue origini e sul suo essere signore nelle più disparate situazioni. La sua era un’aristocrazia dell’immagine, un calarsi con autoironia ovunque, circondato dal rispetto. Era capace di essere lo sciammannato rocker che distruggeva gli alberghi o il barman perfetto nel miscelare cocktail raccontandoti di Pancho Villa. Collezionava armi, con preferenza colt ed adorava il far west.

Mi ricordo una sera dopo un concerto a Lille in Francia dove mi ubriacai per scommessa contro Ghigo, che a mio parere non sarebbe riuscito a tracannare un barattolo di senape francese, cosa che fece con un trucco, Ringo mi portò in albergo, tenendomi sveglio e raccontandomi che lui aveva combattuto con Corto Maltese! Al mattino ero distrutto ma lui con sapienti consigli mi rimise in piedi in un attimo.

Musicalmente era assolutamente istintivo e se era a suo agio le performance erano irripetibili. Non era un grande batterista, nel senso tecnico mostruoso del termine, ma era un maniaco della musica e se Piero era l’anima, lui era davvero il motore dei primi Litfiba. Marok faceva i salti mortali, ma dato la caratura del musicista, era un tutt’uno con Ringo. Quando quei due giravano l’energia era alle stelle.

Ma il tarlo che rodeva Ringo era di natura particolare. Nei gruppi rock c’è sempre un maledetto che prima o poi fa una brutta fine. Lui lo sapeva da tempo. Ma accettava il fatto che il presente va vissuto fino in fondo a proprio rischio e pericolo. L’ultima volta che lo vidi, dormì a casa mia a Milano dopo un mitico concerto al Rolling Stone, era già partito verso l’infinito oblio dei musicisti.

Aveva fondato il gruppo “Los quatro gatos” con il quale avrebbe caratterizzato sicuramente la musica degli anni 90, ed era tutto sommato contento della situazione discografica dei Litfiba, delle invidie, delle gelosie, dei soldi che stavano per abbattersi e per distruggere i primi e veri Litfiba e non ne fece un dramma, a parte l’antica amicizia con Piero. Il fatto di esserne escluso era per lui un vezzo ( si parla di un orribile discografico del quale ometto il nome, che disse che Ringo non poteva essere più il batterista dei nuovi Litfiba perché non era preciso, pena la cancellazione del contratto). Fu una cosa terribile per i Litfiba, col senno di poi, compresa la perdita del bassista Gianni Maroccolo, ma era la fine di un’epoca e come tale doveva esserci la vittima sacrificale.

Voglio ricordarmi di Ringo in altre occasioni: quando ci bucarono le gomme del furgone a Avignone, perché si era fatto casino in albergo e con la mia macchina andammo a cercare un gommista di domenica. Lui parlava con tutti in tutte le lingue, e sapeva dove trovare subito le cose necessarie. Praticamente riuscì a far aprire negozi, gommisti, distributori, ci mancava un cric spaziale, e si finì col bere di tutto da qualche parte. Ricordo un altro episodio carino legato al fatto che incasinammo tutti i numeri di stanza di un albergo a Marsiglia, col risultato che le chiavi elettroniche non corrispondevano alle porte... credo che la catena francese non abbia più ospitato gruppi rock! Un'altra volta ad Evraux, dopo l'ennesima contestazione da parte della direzione, riuscì a dimostrare che la bottiglia di champagne scoppiando, perchè il tappo era difettoso, aveva macchiato tutti i muri della stanza!!

Era sempre in prima linea pronto ad affrontare la situazione mettendola sul ridere e più era ingarbugliata più era presente e risoluto. Quando non riusciva si arrampicava sul suo essere italiano da grande attore, ecco cos'era un grande attore.

 ...continua...

 

 

 

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